Ecco dove sta l’imbarazzo, la bestia nera che si nasconde dietro l’anima di questo Comune. Se ne sono fatte di tutti i colori, ne escono una dopo l’altra, trasformano inevitabilmente gli amministratori pubblici in un comitato d’affari.
Sullo scandalo degli alloggi comunali a tremare sono le giunte di ieri e di oggi. Nessuno può dirsi estraneo al sistema che ha consentito la gestione delle locazioni per le famiglie indigenti attraverso percorsi a dir poco tortuosi. Il meccanismo partito nel lontano 2002 era semplice quanto ridondante. Le famiglie bisognose facevano richiesta di un alloggio e venivano inserite in una graduatoria. Il Comune prendeva in affitto alcuni appartamenti da privati, il più delle volte da società immobiliari, e poi li assegnava agli inquilini.
Ma non era tutto così normale. Gli alloggi infatti venivano pagati in molti casi a peso d’oro, mantenendo i prezzi di mercato, senza alcuna convenzione. Anche se situati in zone periferiche e non sempre erano dei gioiellini. Dentro ci si scorge un po’ di tutto. Anche una graduatoria che non aveva tutti i crismi dell’equità. L’inchiesta della Procura e i documenti emersi misero in luce una reta costituita da politici, amici dei politici, assegnazioni da chiarire. Ma nulla poi è realmente emerso in modo chiaro.
Resta comunque un’ombra, quella di un malcostume che ancora una volta mette in imbarazzo un’intera classe politica. Ma oltre all’ombra c’è anche una luce. Che spiega come la città è arrivata al dissesto finanzario.



