Archivio | Golfo RSS feed for this section

Savina Caylyn, Italiani sequestrati in Somalia al telefono di Chi l’ha Visto

26 ott

Parla Antonio Verrecchia di Gaeta: “Non so quanto resisteremo, i negoziatori hanno interrotto le trattative”

ORE 21,30, mercoledì 26 ottobre 2011.
Antonio Verrecchia
, il direttore macchine della Savina Caylyn sequestrato in Somalia insieme ad altri 5 italiani e 17  indiani ormai 9 mesi fa, è in diretta telefonica alla trasmissione “Chi L’ha Visto” su Rai Tre proprio in questi minuti. Il contatto è stato possibile grazie a Libero Reporter.

Ecco quasi in tempo reale le dichiarazioni di Verrecchia: “Personalmente sono un po’ sbattuto, ho subito 4 incaprettature, bastonate a un occhio, altri dell’equipaggio hanno subito come me”.

Federica Sciarelli ha chiesto se fosse meglio stare a bordo, perché a terra si rischia di essere usati come scudi umani. Verrecchia conferma che gli altri sono nelle mani di un altro gruppo di pirati, a terra,  e sono ancora vivi. “La Vita nella boscaglia è peggiore di quella a bordo, mangiano poco, quello che gli viene dato ogni tanto”.

Ancora, alla domanda sul suo stato di salute e quello del suo equipaggio, Verrecchia dice: “Posso dire che per adesso sopravvivo ma non so ancora per quanto. Siamo allo stremo, dormiamo per terra, costretti a stare seduti tutto il giorno sotto la continua minaccia delle armi dei pirati. I contatti con il negoziatore della compagnia di navigazione si sono diradati, da due settimane non si fa sentire e questo ha deluso le aspettative dei pirati”. Stesso discorso con le Istituzioni: “Non abbiamo sentito nessuno della Farnesina. Con le famiglie riusciamo a parlare  quando ce lo permettono i pirati”.

Poi Verrecchia legge un comunicato stampa all’Italia che recita più o meno così: “Sono ormai passati 9 mesi dalla cattura della petroliera Savina Caylyn, battente bandiera italiana e del suo equipaggio, 5 italiani e 17 indiani. Dopo 9 mesi e vari contatti, ancora non si è riusciti a trovare accordo per rilascio della nave e dell’equipaggio. Causa esaurimento combustibile, cibo, acqua e medicinali, le nostre condizioni sono deteriorate. Non ci laviamo da oltre quattro mesi, usiamo acqua salata, la toilette l’abbiamo costruita, siamo costretti fare bisogni in presenza di pirati armati, l’acqua razionata in una bottiglia a testa al giorno. Subiamo pressioni psicologiche da parte dei pirati, per mancanza di contatti del negoziatore della compagnia. Viviamo in precarie condizioni igienico-sanitarie, ci sono frequenti casi di dissenteria, crisi di panico, insonnia. Sono passati 5 mesi da quando non sentiamo le istituzioni”.

Un’altro membro dell’equipaggio, Eugenio Bon, ha raccontato del rischio di una trattativa tra gruppi di pirati per uno scambio di ostaggi, che li potrebbe trasformare in merce di scambio. La richiesta al momento è stata rifiutata dai rapitori, ma il  timore di essere scambiati con altri gruppi di pirati avanza. Infine, Eugenio ha lanciato un appello alle navi e agli elicotteri militari che perlustrano la zona. Ogni volta che un mezzo si avvicina alla petroliera, infatti, i pirati si innervosiscono e si rifanno sugli ostaggi, con botte, insulti e minacce con le armi.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.